Francesca da Rimini, uno studio di Lorenzo Renzi

Un intero volume è stato dedicato dal prof. Lorenzo Renzi, docente di Filologia romanza nell’Università di Padova, all’episodio di Francesca da Rimini nella «Commedia» dantesca, con il titolo «Le conseguenze di un bacio» (il Mulino, Bologna 2007). Sono quasi trecento pagine che affascinano non soltanto per la dottrina che vi è espressa, ma anche per lo stile dell’autore che fa di tutto per alleggerire il peso della materia.


Inoltrandosi nel  terreno minato dei divieti posti dalla critica letteraria, da Francesco De Sanctis a Benedetto Croce, a non fantasticare su tanti «perché», Renzi si confessa simile a quei bambini terribili che davanti al monito di «non toccare» un oggetto, fanno di tutto per smontarlo: «Infaticabili violatori di tombe, abbiamo cercato di portare nello studio delle fonti lo spirito dei formalisti russi, distruttori di orologi per vedere come son fatti dentro».


E dentro la vicenda di Francesca da Rimini c’è un universo fatto di poesia, letteratura e storia che Renzi analizza in modo disteso ma profondo. Uno dei punti fondamentali del discorso di Renzi è, come dice il titolo del terzo capitolo, «La conversione di Dante»: attraverso l’episodio di Francesca, Alighieri «rinnegava il mondo della lirica d’amore, cioè contemporaneamente la poesia e l’amore terreno», ritornando ai Padri della Chiesa.


Uno dei rischi maggiori che si corrono davanti all’episodio di Francesca, avverte Renzi, è quello «di leggere, attraverso i commenti, non Dante, ma Boccaccio», non cioè lo scarno racconto dell’«Inferno» ma l’invenzione dell’autore del «Decamerone» che «per salvare Francesca» ne racconta la storia «a modo suo».


Il lettore trova a conclusione dello studio di Renzi un’inquietante osservazione: se tutta la vicenda di Paolo e Francesca parte dalla lettura di un libro, nella letteratura successiva si passerà ad intere biblioteche con lo stesso Boccaccio e sino ad Emma Bovary, passando idealmente attraverso quella di don Chisciotte. La quale, scrive Renzi, è «spogliata e commentata dal curato e dal barbiere: una rassegna di libri di cavalleria che dovrebbe avere la funzione di valutarli uno a uno in rapporto alla follia che ha colpito il loro lettore, ma che prende presto altre strade». Le strade che Miguel de Cervantes mostra nel cap. VII del suo romanzo: «Quella notte la governante arse e bruciò tutti i libri», compresi quelli che avrebbero meritato la salvezza, a dimostrazione «che a volte pagano i giusti pei peccatori».

 

Antonio Montanari

22 luglio 2007

 


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