1. Colonnella, storia di una chiesa e della città di Rimini

I Padri «della Becca» alla chiesa della Colonnella di Rimini

Documenti (1680-1726) dell’Archivio Storico Comunale di Rimini, conservati nell’Archivio di Stato di Rimini.

Testi di Antonio Montanari

1. Premessa.
Illustro qui una ridotta sintesi di alcuni documenti relativi alla presenza dei «Padri del Terzo Ordine di San Francesco volgarmente» detti «della Becca», ovvero Padri Minimi Osservanti Riformati (1682-1797) nella chiesa della Colonnella di Rimini. D’ora in avanti questo Terzo Ordine Regolare sarà indicato con la sigla «TOR».
Tali documenti, relativi al periodo 1680-1726, appartengono all’Archivio Storico Comunale di Rimini, e sono conservati presso l’Archivio di Stato di Rimini [ASCRi, ASRi].
Per completare il quadro del discorso, prendo avvio dal 1506, anno in cui Giulio II concede l’autorizzazione a costruire la chiesa della Colonnella, ed il relativo juspatronato alla Comunità di Rimini.
I riferimenti sono sempre a documenti editi ed inediti di ASCRi, ASRi.
La grafia di «Colonnella» è uniformata al vocabolo corretto odierno anche laddove esso è composto in maniera diversa. Laddove si parla di lettere della Municipalità di Rimini, s’intendono quelle dei consoli pro tempore.

I documenti qui presentati raccontano tre fasi della storia della chiesa della Colonnella.
All’inizio del XVI secolo risale la decisione (1506) di costruire il sacro edificio in onore della Vergine.
La presenza dei Girolamini nel corso dello stesso secolo e del successivo (1517-1668) proietta la vicenda riminese in un contesto più ampio con l’arrivo in città di gruppi di sacerdoti forestieri, quasi per realizzare un disegno rivolto a creare forti presidii religiosi in un ambiente su cui pesava la condanna di Pio II diretta, alla metà del XV sec., al signore della città, Sigismondo Pandolfo Malatesti.
Infine la presenza del TOR alla Colonnella con l’investitura del 1682 indica la creazione di una catena francescana (anche di tipo economico) che collega Rimini a Bologna ed alle altre città della Provincia religiosa attiva alla Colonnella.
Tutti questi elementi non debbono però far dimenticare un aspetto che sembra secondario ma non lo è, e che riguarda i rapporti tra potere laico e gerarchia ecclesiastica in sede locale.
Attraverso le notizie relative al periodo compreso fra 1668 e 1682 (che è centrale per il problema dei rapporti tra gli organi amministrativi riminesi e quelli religiosi sia in sede locale sia relativamente a Roma), possiamo constatare tre elementi:
1. il desiderio della Municipalità di veder rispettati i propri interessi legittimamente costituiti;
2. i tentativi della Curia riminese di modificare in base a situazioni de facto poco rispettose di quelle de jure, il quadro generale entro cui si trovano collocati gli interessi legittimi e giuridicamente fondati della Municipalità, con lo scopo da parte della Curia stessa di vederli dichiarati nulli o inconsistenti;
3. ovviamente l’operato del Vescovo di Rimini ha il sostegno del potere ecclesiastico romano, per cui alla Municipalità riminese è necessario ricorrere a protezioni capaci di fermare il rimescolamento delle carte a proprio svantaggio. Illuminante è al proposito il passo epistolare dei consoli riminesi in cui si confida ad un corrispondente romano che «il Papa in ogni nostro interesse ci dà ciarle» [11 luglio 1675, AP 455, ASRi].
Non è questo il luogo di allargare il discorso partendo dalle vicende della Colonnella al tema dei rapporti fra potere laico e gerarchie ecclesiastiche che sarà opportuno affrontare in altra sede, ripromettendomi di raccontare in maniera distesa il panorama sociale e politico della città di Rimini nel secolo XVII.
Basti qui avervi fatto cenno, anche se frettoloso, per segnalare l’importanza dei documenti che abbiamo esaminato e sintetizzato in queste pagine.

Al tema dei rapporti fra il potere laico cittadino e le gerarchie ecclesiastiche (in riferimento soprattutto alla legislazione civile da esse dettata), si ricollega anche un aspetto mai esaminato in sede storiografica riminese, quello dei rapporti con la comunità ebraica, che succintamente riassumeremo in una nota relativa all’atteggiamento avverso agli israeliti, dimostrato dai Girolamini «pisani» di Scolca nel 1615.
La classe dirigente locale nel secolo XVII si scontra continuamente con il potere centrale del governo ecclesiastico, e con quello periferico del clero cittadino arroccato nella difesa di privilegi e di esenzioni. Nel 1659 il cardinal legato Giberto Borromeo può lamentare d’aver visto messa a dura prova la propria pazienza nelle discussioni con gli amministratori riminesi durate «sette, et otto hore continue». E ne ricava l’implicito ammonimento impartito al governatore della città Angelo Ranuzzi, che il «grave sconcerto» in cui versava Rimini è la conseguenza del comportamento di quegli stessi amministratori, «disapplicati» a ben dirigere gli affari pubblici.
Il «tedio» di cui Borromeo parla con Ranuzzi, e che ha sperimentato in quelle discussioni, nasce probabilmente da un fatto: gli amministratori (circa un argomento di grande importanza, la crisi economica riminese), avevano opinioni diverse dalle sue, e insistevano sopra un punto particolarmente indigesto al legato ed al clero. La città, secondo gli amministratori riminesi, era stata condotta all’«ultima sua ruina» dalle spese militari imposte pochi anni prima (1641-1644) da Urbano VIII, come la Municipalità spiega alla Congregazione del Buon Governo.
Circa la crisi economica ed i discordanti privilegi ecclesiastici, sono utili come esemplificazione alcuni dati relativi al 1663, quando l’Annona riminese censisce 15.392 bocche, delle quali 3.183 (20,7%) sono in città ed 889 (5,8%) degli ecclesiastici. Le restanti 11.320 (73,5%) si dividono fra contado e bargellato.
Le percentuali di grano e farina disponibili per ogni bocca sono in generale del 2 e dello 0,14. Quelle per il contado dell’1,3 e dello 0,082; quelle della città del 3,9 e dello 0,24, mentre agli ecclesiastici vanno il 3,6 e lo 0,23.
Il contado con il 41% delle bocche dispone del 26% di grano e del 23% di farina. Le bocche di città (20,7%) dispongono del 40% di grano e del 34,5% di farina. Gli ecclesiastici registrano il 5,8% di bocche, il 10,3 di grano e il 9,3 di farina.

Alla cara memoria di don Guido Fausto Zannoni, scomparso il 26 luglio 1998, e parroco sino a quel giorno della Colonnella dal 3 ottobre 1956, dedico queste mie pagine. Collega d'insegnamento presso l'Istituto Roberto Valturio "alla Colonnella" (che quindi era posto sotto la sua cura pastorale), egli mi invitò in anni lontani a raccogliere i materiali qui esaminati. Li presento, ripensando al suo sorriso di cristiano e di prete, testimone di una Verità che visse e dimostrò sempre con serenità d'animo, anche nei momenti più difficili della nostra Scuola e della Storia italiana.

Il testo prosegue a quest'altra pagina:

2. La chiesa della Colonnella tra 1506 e 1513

Indice della «Colonnella»

 

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