Giacomo Malatesti

Nonno ucciso all'assedio di Pavia, 1528. Fratello decapitato a Roma come brigante, 1587. Altro fratello fatto trucidare da Cosimo de' Medici presso Famagosta, 1564. Gli aveva sedotto una figlia già promessa in sposa al duca di Ferrara e poi avvelenata dal padre.

Lui, Giacomo Malatesti vendica questo fratello, e poco dopo si sposa lietamente, 1565. E' nato a Firenze nel 1530. Diventa marchese di Roncofreddo e conte di Montiano, terre di Romagna. Fa il soldato di ventura come tanti altri "signorotti" locali.

Ha ragione Anna Falcioni (che ha curato anche questo XXI volume della storia delle signorie malatestiane, per Bruno Ghigi Editore in Rimini): la partita politica si gioca ad alti livelli "e la piccola nobiltà si presta soprattutto come forza mercenaria [...] ma è completamente tagliata fuori dalle decisioni che contano".

Nella presentazione di Anna Falcioni, rileggo con piacere le parole (1961) di Romolo Comandini che definisce Giacomo Malatesti "rappresentante tipico della Controriforma che familiarizza con gli esponenti più in vista di quella singolare epoca", con "l'amore della fama, anzi della gloria che si può conseguire con la nobiltà delle opere".

Comandini è stato uno studioso che  (in tempi non sospetti, direbbe un  commentatore politico), ha aperto nuove piste sulla storia locale, facendone non un mondo lontano dagli avvenimenti nazionali, ma anzi rivelandone agganci e collegamenti, con una sagacia critica che è sottolineata ancor oggi. Come dimostra la citazione da parte di Anna Falcioni.
E ciò conforta la memoria di chi come il sottoscritto fu in anni lontanissimi suo allievo di Scuola media, ricavandone un'impronta fondamentale nella propria esperienza umana e di studio.

Giorgio Bolognesi racconta tra le altre cose, nell'ampia sezione sulla vita politica e militare del Nostro, anche la partecipazione di Giacomo alla crociata contro i Turchi, e la sua prigionia a Costantinopoli (1571): nudo, con i ceppi ai piedi, incatenato ad altri compagni di sventura.

A Paola Errani e Claudio Riva si deve la narrazione di una vicenda locale, la Compagnia delle Sacre Stimmate.

Gian Paolo Giuseppe Scharf esamina infine l'epistolario di Giacomo con i duchi di Urbino, concludendo che i legami con i potenti servivano al Malatesti "anche a sistemare la propria famiglia all'interno della nobiltà".

Dalle lettere, conclude Scharf, si ricava come ormai l'ideale rinascimentale del gentiluomo fosse slegato dall'ambiente di corte.
A testimonianza di una crisi politica generale che ben si rispecchia nell'esperienza di Giacomo Malatesti.