Pascoli in libreria

Scriveva Renato Serra che, per le cerimonie in morte di Giovanni Pascoli, "l'anima stanca e lieve del vecchio poeta doveva sentire qualche noia di quel grosso rumore". Invece la commemorazione a San Mauro nel 1913, da parte di Alfredo Panzini, parve al critico cesenate fra tutte la più bella e la più degna.
Tre anni prima Serra in una lezione aveva detto che Pascoli, con il vestito alla buona e quel caratteristico cappello romagnolo calcato sulla testa, "non ha proprio niente del poeta manierato e squisito a cui la civiltà moderna ci ha avvezzi".
Le pagine serriane tornano in mente leggendo le novità editoriali che celebrano i cento anni dalla morte di Zvanì. Pierluigi Sacchini (in "G. P.: l'ultimo viaggio", Luisè, Rimini) racconta proprio il corale omaggio al poeta appena scomparso, non tralasciando nulla, come le "aspre polemiche sulla religiosità e sull'anticlericalismo del poeta". Al funerale bolognese è presente pure "un giovane irrequieto socialista uscito dal carcere da neanche un mese", Benito Mussolini.
Nelle 300 pagine di grande formato di "G. P., vita, immagini, ritratti" (a cura di V. Cerretti e con testi di G. M. Gori, R. Boschetti e U. Sereni, Step, Parma), si ripercorrono sentieri nascosti e strade maestre della biografia di Zvanì, con l'intendimento di raccontarne la poesia attraverso la sua vita quotidiana. Ed al lettore si offre pure un ampio documentario dell'Italia che Pascoli percorse, nelle sue varie peregrinazioni. Intense le pagine di Gori sul giovane Pascoli a Rimini che con un nobile affanno cerca una visione della vita che non sia di accettazione dei soprusi, come testimoniano i versi composti per le nozze della contessa Anna Maria Torlonia con il principe Giulio Borghese: "si succia ognor al povero le vene / sotto l'onesto vel di comun bene". A quel periodo appartiene pure uno scritto satirico contro tal Nebulone, che sul Ponte (n. 14, 2004 ["Pascoli giovane, 2009"]) abbiamo identificato nel romanziere e giornalista Giuseppe Rovani (1818-1874).
Un volume completamente diverso è quello che hanno curato M. A. Bazzocchi e G. Bellavia, "G. P. I sogni del fanciullino" (BUP, Bologna), che riassume per un pubblico giovanile i temi principali dell'esperienza umana e dell'opera letteraria del Nostro. Come dimostra il capitolo iniziale dove lo si definisce "un giovane studente inetto" che conosce bene le lingue antiche, ammira il suo maestro Giosue Carducci (finalmente è scritto bene il nome, Giosue e non Giosuè!), ma perde tempo frequentando le riunioni segrete di ribelli anarchici ed internazionalisti: "Trascorrerà tanto tempo vagabondando, dal 1873 al 1882, prima di arrivare alla laurea".
Un ultimo volume, firmato dallo stesso Pascoli, è "Il fanciullino" (con preziose e dotte pagine introduttive di G. Agamben, Nottetempo, Roma), con il classico incipit: "È dentro di noi un fanciullino che non solo ha brividi [...] ma lagrime ancora e tripudi suoi". E quella nota finale del poeta: questi pensieri "più che una confessione [...] sono veri e propri moniti a me stesso".
Antonio Montanari

Alle pagine di Riministoria su Giovanni Pascoli.
Al testo integrale su Pellegrino Bagli.

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