Anna Rosa Balducci, due libri

Nove racconti di Anna Rosa Balducci (2010)

 

Balducci



Al lettore il segreto lo spiega "il bibliotecario vecchissimo di una di quelle biblioteche che stanno in cima a città antiche, circondate da mura screpolate e arricchite di piazze". Una città divisa in due parti esatte, di qua i ricchi, di là i poveri.


Questo antico signore ad un  tratto si desta dal suo dormiveglia, per merito di una scrittrice (Anna Rosa Balducci) che lo mette al centro delle proprie pagine, con il compito di raccontare una storia che ha lunghi incanti ed improvvisi misteri.

La scrittrice fa del bibliotecario il suo doppio, per chiarire la chiave di lettura non delle pagine che compone, ma della vita stessa di ogni giorno delle persone qualsiasi. Il bibliotecario diventa così una specie di grande saggio, capace appunto di svelare certi segreti, ma soprattutto di interrogarsi sulle stranezze che accadono a tutti, lungo il cammino dell'esistenza.

Ma questo compito lo mette in crisi. Quando gli chiedono il perché di quelle strane luci apparse nei suoi occhi ad un certo punto del racconto, il bibliotecario s'interrompe. E fa una confessione che contiene il registro principale di queste pagine: "Che pasticcio, ragazzi miei, andar dietro a storie che sono anche un poco favole, che bel pasticcio davvero".

In tutti i racconti del nuovo libro di Anna Rosa Balducci, "Girasole e altre storie" (Il Ponte Vecchio, Cesena 2010, pp. 164), il lettore è coinvolto in strane atmosfere ben riassunte da una descrizione che appare quasi all'inizio: "Questa casa è un caleidoscopio, muta forma, contiene tutto quello che le chiedi".

Un'asciutta e precisa analisi del volume è fatta dalla studiosa riminese (e per giunta bibliotecaria), Oriana Maroni, che nella presentazione ne sottolinea efficacemente gli aspetti fondamentali: lo "scorazzare in un mondo liberato dalla storia ufficiale", non per nostalgia, ma con "sdegno, e dunque un preoccupato spiare il futuro".

Maroni al proposito cita il racconto più angosciante, quello in cui si prefigura lo scenario da incubo dell'anno di grazia 2252. In cui tutta la vita degli individui è decisa dall'antico psicologo divenuto "psicotropo". Il quale attua la politica voluta dai "grandi controllori". A cui tutti dovranno sottostare. Ai posteri auguriamo che lo scenario da incubo qui prefigurato, non si avveri. Anche se nella contemporaneità qualcosa s'intravede già.
Ai contemporanei suggeriamo la lettura attenta delle pagine più autobiografiche del volume. Quelle dedicate alla scomparsa della nonna di Mariola, ovvero la mamma di Anna Rosa.

Le possiamo sintetizzare nelle righe con cui la nipotina rammenta quel San Gabriele di cui le era stato tanto volte detto perché nel paesello della nonna "ogni volta che un bambino malato si guariva, si regalava al Santo una vestina da battesimo ricamata di bianco". Mariola invano sognava allora che anche per la nonna si potesse portare a San Gabriele quella vestina per ringraziamento. La vita non contiene tutto quello che le chiedi.
Antonio Montanari

[05.04.2010, anno V, post n. 90 (1181), © by Antonio Montanari 2010. Mail.]

Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it

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Pane a colazione (2008)

Balduccilibro Sono storie di due generazioni, quella delle madri e quella delle figlie, raccolte come in un mazzo, per documentare la lunga linea rossa che attraversa la vita, sotto il segno degli amori e delle infelicità, intendendo con questa parola tutto: l'affacciarsi dei problemi, le inquietudini nell'affrontarli, i tentativi di svicolare o di ritornare indietro nel tempo e nello spazio, alla ricerca più o meno intensa e disperata di quegli ieri che sono immersi nell'oggi, indispensabili per capire il presente, inutili soltanto a parole, essenziali nel vivere i fatti dei quali forse nemmeno ci rendiamo conto.

Anna Rosa Balducci costruisce in oltre 230 pagine questo convincente romanzo dell'umile quotidiano, reso con efficacia dal titolo "Pane a colazione". Il quale rimanda per contrasto ad un altro libro di mezzo secolo fa, quel celebre "Cioccolata a colazione" (1957) di Pamela Moore, oggetto di venerazione e di scandalo, ritratto della "gioventù bruciata" di Hollywood, di un'America allora sognata, copiata e strapazzata, lontana da tutto quello che dieci anni dopo furono gli Usa. Dai campus in rivolta alla guerra nel Viet-Nam. Anzi per rispettare il rapporto causa-effetto, dalla guerra nel Viet-Nam ai campus in rivolta. Dalla "nuova frontiera" di JFK, alla sua uccisione, a quella di Martin Luther King e di Robert Kennedy .

Nel libro di Anna Rosa Balducci siamo nella provincia pigra che ha tuttavia le sue simboliche figure di qualcosa che agita e tormenta per chi le sa vedere ed interpretare.
Proprio all'inizio del romanzo c'è un passo in cui tutto ciò è riassunto e spiegato, quando Giovanna passa nel centro della città e si trova davanti il tempio malatestiano di Rimini: «Quella figura di pietra bianca è così accomodata in quel punto esatto della terra, eppure lei sa che tra le sue linee si nascondono storiche inquietudini, imprecisate anomalie ideologiche, rabbuffi grotteschi lasciati come criptogrammi da decifrare, apparentemente inesistenti tra la perfezione delle linee evidenti».

Le nostre storie di tutti i giorni sono così, "apparentemente inesistenti", eppure vere, collocate da qualche parte, forse in quella stanza degli affetti smarriti che finisce per essere la vita. Ma grazie al cielo se in quella stanza ci si può ritrovare, o da soli o con la "compagnia" che era partita ed è ritornata, tra il balenare di ricordi e l'illuminazione di speranze.

L'autrice sa ricostruite il legame tra le scene, accompagnare sulla pagina i protagonisti, introdurre il lettore alla varie parti di una storia che non è la documentazione di tutto il possibile oppure di tutto l'accaduto.
Tra il possibile e l'accaduto, esiste un legame ambiguo che è la forza del racconto: per dimostrare che alla fine costano fatica le strade sulle quali si cammina per ritrovare la certezza dei fatti avvenuti, ma che spesso questa fatica non è ripagata dalla certezza.
Il possibile rassomiglia sempre di più all'accaduto, perché l'accaduto resta indecifrabile, fitto di interrogativi, per cui nella vita si corre il rischio di considerare fatti veri quelle che per forza di cose sono soltanto ipotesi, appunto il possibile che immaginiamo successo nel passato o possa avvenire nel futuro.
Verso la fine del libro c'è una scena magistralmente simbolo di questa situazione esistenziale, il treno che si ferma in aperta campagna, e nessuno sa niente né perché si è bloccato né perché poi piano piano, alla fine, è ripartito.
 
Grande abilità nella narrazione, segno di una maturità da vera scrittrice, nelle pagine di "Pane a colazione" dimostra Anna Rosa Balducci. C'è una frase che mi ha felicemente colpito, quando l'autrice parla di un vecchio signore, le cui idee "mai erano diventate in lui una gabbia di cattiverie e malefici". Basta questa piccola frase per riassumere un intero saggio sulla vita.

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